Vitamina d bassa e ansia: può esserci una correlazione?

Non è un caso che i nostri nonni ci dicessero di passare quotidianamente un po’ di tempo all’aria aperta. Tra i tanti motivi c’è il fatto che il sole “fa bene”, e questo scientificamente è vero per tanti motivi, tra cui il fatto che il sole serve al nostro organismo per stimolare la naturale produzione di vitamina D, che non a caso è definita la “vitamina del Sole”. Ai bambini fin dalla nascita viene prescritto un integratore di vitamina D che li accompagnerà nei primi anni di vita, utile a scongiurare l’insorgenza di rachitismo.

Questo è solo uno dei motivi, magari il più antico e noto, per il quale è importante sviluppare e assumere vitamina D. Le ricerche scientifiche, infatti, confermano altri importanti benefici apportati da questa vitamina. Abbiamo già visto che c’è una possibile correlazione tra vitamina D e diabete e anche tra vitamina D e aumento del peso corporeo. Oggi vedremo la sua correlazione con l’ansia.

sole e vitamina d

Vitamina D contro ansia e depressione

Alcuni studi del 2013 su persone affette da disturbo depressivo e ansia, hanno mostrato che queste avevano anche una carenza di vitamina D. Gli stessi studi hanno mostrato che statisticamente i soggetti carenti di vitamina D avevano maggiori probabilità di sviluppare depressione e sindromi ansiose. Questo ha messo in luce una possibile correlazione tra la comparsa di stati d’ansia e depressione con una carenza di vitamina D. Questa vitamina non influenza solo ossa e sistema immunitario, ma anche l’ambito psicologico e il nostro umore.

Uno studio del 2005 ha individuato numerosi recettori di vitamina D nell’area celebrale legata alla depressione​1​. La vitamina D è l’unica tra le vitamine che presenta anche le caratteristiche di un ormone, per cui, oltre alla sua capacità di fissare il calcio sulle ossa, attiva il sistema immunitario e rilascia neurotrasmettitori, quali dopamina e serotonina.

L’importanza di questa vitamina sul nostro umore e sulla psiche spiegherebbe anche il fatto che il cosiddetto SAD (disturbo affettivo stagionale) si presenti nei mesi e nei periodi più freddi e bui dell’anno, quando l’esposizione ai raggi solari si abbassa notevolmente.

Anche se gli scienziati non sono ancora certi di quale sia il meccanismo scientifico alla base di questa correlazione, è evidente che diversi studi conducano nella stessa direzione: una carenza di vitamina D è spesso presente nei soggetti che presentano disturbi legati alla sfera emotiva. Quindi si può supporre che la vitamina D influisca sulla fisiopatologia della depressione e dell’ansia e possa concorrere a curarla.

ansia e vitamina d

Soggetti predisposti a una carenza di vitamina D

La tesi che la carenza di vitamina D possa essere causa di ansia e depressione, è rafforzata in maniera collaterale anche da un’analisi condotta su soggetti target a rischio di soffrire di disturbi ansiosi.

Queste persone sono soggetti che non si espongono quasi mai al sole o hanno condizioni cliniche che impediscono l’assorbimento corretto della vitamina D. Primi fra tutti gli anziani, in quanto con l’avanzare dell’età si sviluppa spesso una carenza di vitamina D. Inoltre, le persone più grandi tendono ad uscire meno, a stare di più in casa e questo li espone molto meno ai benefici raggi solari e al conseguente stimolo alla produzione di vitamina D.

Come abbiamo già visto, anche gli obesi sono soggetti di interesse come caso studio, perchè alcuni studi hanno evidenziato che spesso hanno bisogno di un’assunzione maggiore di vitamina D rispetto a soggetti normo peso e, se questa integrazione manca, tendono a cadere in stati depressivi e di ansia​2​.

Uno studio del 2006 ha invece messo a confronto americani bianchi con afroamericani e evidenziato tra questi ultimi c’era una maggiore incidenza di carenza di vitamina D​3​. Questo può essere spiegato col fatto che la pelle più scura ha una maggiore quantità di melanina, la quale riduce la naturale produzione di vitamina D stimolata dall’esposizione solare. In questo caso non abbiamo però dati se questo provochi effettivamente dei problemi di salute in questa tipologia di soggetti.

Come integrare le carenze

Per integrare le carenze è necessario prima di tutto consultare il proprio medico per verificare che i livelli di vitamina D siano nella norma o si sia davanti a una carenza, più o meno grave. Nel caso in cui fosse poi necessario integrare basterà seguire alcuni importanti consigli.

Il sole: è lui il principale alleato per lo sviluppo della vitamina D, per cui è necessario (alle volte anche sufficiente) esporsi quanto più possibile all’aria aperta, facendo una semplice passeggiata o leggendo un buon libro sul balcone. Potrebbero essere necessari da 15 minuti a 2 ore di esposizione al giorno per ottenere abbastanza vitamina D dalla sola esposizione al sole per contrastare la depressione e l’ansia. È necessario calibrare l’esposizione solare in funzione del luogo in cui si trova, perchè i suoi effetti benefici dipendono dal clima, dagli orari del giorno in cui ci si espone, dal periodo dell’anno e anche da caratteristiche individuali.

Questo ci fa capire quanto sia importante assumere vitamina D, non solo attraverso l’esposizione solare, ma anche per bocca. Gli alimenti che ne sono ricchi, purtroppo, non sono molti. Per fortuna ci viene in soccorso il pesce: salmone, sgombro e in generale i pesci grassi hanno un buon potenziale di vitamina D. In natura invece, la ritroviamo nei cereali e negli agrumi.

Un nutrizionista o un esperto in alimentazione, potrà indicarci una dieta corretta, ricca di alimenti che possano migliorare l’assunzione di vitamina D in modo efficace e naturale. A questa dieta si possono aggiungere gli integratori specifici di vitamina D, che richiedono sempre l’indicazione e la prescrizione medica.

  1. 1.
    Eyles DW, Smith S, Kinobe R, Hewison M, McGrath JJ. Distribution of the vitamin D receptor and 1 alpha-hydroxylase in human brain. Pubmed.ncbi.nlm.nih.gov. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15589699/
  2. 2.
  3. 3.
    Harris SS. Vitamin D and African Americans. Academic.oup.com. https://academic.oup.com/jn/article/136/4/1126/4664238

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